21/07/10 Newton Oggi - Mister Ict – telecomunicazioni e informatica aiutano medicina e biologia
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Articolo a firma di Alfonso Fuggetta incentrato sulla discussione del ruolo della medicina/scienza e della tecnologia all’interno di ricerche quali la creazione della prima cellula artificiale e l’identificazione di un nuovo gene coinvolto nella sclerosi multipla. Viene sottolineata anche l’importanza di un’adeguata elaborazione delle informazioni e del ruolo della comunicazione.

di Alfonso Fuggetta

La notizia forse più significativa che ha catturato l'attenzione pubblica mondiale in questo scorcio di 2010 è l'annuncio della creazione della prima cellula artificiale. Secondi alcuni, la reale portata scientifica di questa scoperta è più limitata di quel che potrebbe apparire a prima vista. Non si tratterebbe infatti di una sostanziale discontinuità, ma "solo" di un ulteriore passo in avanti in una linea di ricerca che ha radici e percorsi ormai consolidati e noti. È però indubbio che la notizia abbia significativamente colpito l'opinione pubblica, i politici e ovviamente anche autorità morali come la Chiesa Cattolica. Si tratta di un tema che va al cuore della nostra stessa esistenza e non può non suscitare forti emozioni, speranze e anche preoccupazioni e paure. Come useremo il "potere" che deriva da conoscenze così radicali e profonde? Servirà a migliorare la vita dell'uomo o costituirà la minaccia più radicale alla nostra stessa "umanità", il nostro essere, ciò che siamo.

Per certi versi potrebbe sembrare che questa vicenda abbia poco a che fare con le tecnologie dell'informatica e delle telecomunicazioni (ICT). Sicuramente, molte persone considerano queste ricerche come esclusivo dominio della medicina o della biologia. Eppure, queste scoperte nei campi delle scienze della vita sono sempre più dovute all'utilizzo evoluto di sofisticate tecnologie per l'elaborazione e la gestione di grandi e complesse quantità di dati. È solo grazie a queste tecnologie che diviene possibile estrarre informazioni utili e significative dalla mole immensa, e quindi per lo più incomprensibile, di numeri e dati che gli strumenti di analisi riescono oggi a produrre. È di pochi giorni fa un'altra notizia importante sul fronte della ricerca biomedica e questa volta coinvolge un importante gruppo di ricerca Italiano. Al CRS4 di Cagliari alcuni ricercatori hanno identificato un nuovo gene coinvolto nella sclerosi multipla. Anche in questo caso, un ruolo essenziale in questa scoperta è stato giocato dall'utilizzo dei potenti sistemi di elaborazione presenti nel parco scientifico di Pula, dove ha sede questo prestigioso centro di ricerche.

Da persona che opera nel campo dell'ICT, due mi sembrano quindi gli aspetti da enfatizzare e sui quali riflettere. In primo luogo, è vitale rafforzare e potenziare il rapporto tra ricerca nelle scienze della vita e ricerca nelle tecnologie dell'informatica e delle telecomunicazioni. L'elaborazione delle informazioni e della conoscenza è il fattore abilitante che rende possibile comprendere e interpretare ciò che osserviamo e misuriamo analizzando la natura e il nostro stesso organismo. Ma se è vero che questo rapporto diviene sempre più delicato e cruciale, è indubbio, di conseguenza, che lo spettro delle responsabilità di noi attori dell'ICT si stia allargando e approfondendo significativamente. Abbiamo già preso atto che lo sviluppo della rete e delle comunicazioni mobili pone quesiti forti e delicati per ciò che riguarda la nostra privacy. Ma studi come quelli citati in precedenza vanno ancora più radicalmente al cuore del nostra stessa natura di "persone" e "essere umani". Come ricercatori, professionisti e attori del mondo dell'ICT dobbiamo sempre più essere consci della straordinaria potenza dei mezzi che costruiamo e utilizziamo. Non tanto per immaginare o temere improponibili censure o limitazioni, ma per costruire e sviluppare regole di deontologia professionale che valorizzino e tutelino i risultati delle nostre ricerche e del nostro lavoro. Inoltre, è vitale accrescere la consapevolezza in tutti i cittadini - a cominciare dagli insegnanti e dagli studenti nelle nostre scuole e università - dell'importanza vitale che l'utilizzo maturo di queste tecnologie gioca per uno sviluppo della nostra società che sia realmente rispettoso della persona, della sua dignità, dei suoi diritti e, in definitiva, della sua libertà.

 
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