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There are no translations available. Alfonso Fuggetta riassume i punti principali del Rapporto annuale sull’Innovazione per il 2010 pubblicato dalla Fondazione Cotec. In conclusione, vengono proposte azioni necessarie per aumentare la crescita e competitività dell’Italia, a partire dalla ricerca e dall’innovazione.
Di seguito il testo intergrale dell'articolo a firma di Alfonso Fuggetta.
Nei giorni scorsi la Fondazione COTEC ha pubblicato il Rapporto Annuale sull'Innovazione 2010. Si tratta di un documento importante che mette a fuoco lo stato dei processi di innovazione nel nostro Paese, dove, tra gli altri dati, emerge che: Troppo spesso, la lettura frettolosa di statistiche e dati di questo tipo porta a conclusioni deboli o superficiali. È però indubbio che l’Italia stia facendo poco sul fronte dell’innovazione ed è altrettanto indubbio che il Paese non stia crescendo come dovrebbe e potrebbe. Può essere che i due fenomeni non siano direttamente collegati da un legame di causa-effetto, ma è abbastanza indubbio che una qualche correlazione esiste. Il Paese non innova o innova poco e “di conseguenza” o, quanto meno “di fatto”, cresce poco. Allo stesso tempo, la Germania sta continuando a investire e anzi accelera questi processi. E – sarà solo una coincidenza? – sta continuando a crescere, e molto. È un caso che la Volkswagen abbia annunciato pochi giorni fa un piano di investimenti superiore ai 50 miliardi di Euro? In Italia troppo spesso l’innovazione è eccessivamente prudente o incrementale. Per troppi, sia nel mondo delle imprese sia a livello politico, l’innovazione non è realmente uno dei fattori determinanti per la crescita del Paese, gli investimenti pubblici e privati languiscono e manca una strategia complessiva di sviluppo del Paese che metta al centro del dibattito le politiche della ricerca e della innovazione. A ciò, si aggiungono una serie di limiti strutturali non facilmente superabili. Per esempio, ci siamo cullati troppo tempo nel mito del “piccolo è bello”. Non c’è dubbio che le aziende italiane medio-piccole siano un patrimonio che il Paese non può ignorare. Ma è altrettanto vero che la competizione internazionale richiede risorse economiche, culturali, tecniche e organizzative che le aziende medio-piccole fanno fatica a mettere in campo. Così come non aiuta una cultura politica che non riesce a identificare nell’innovazione il leitmotif di una credibile strategia di crescita e ammodernamento del Paese. Infine, la necessità di avere una rigorosa politica di bilancio e un forte controllo della spesa pubblica rende difficile qualunque azione che richieda nuove uscite e spese. Ma è anche vero che è proprio in questi momenti che bisogna instaurare politiche anticicliche che aiutino il Paese a uscire dalla crisi, facendo scelte anche difficili ma lungimiranti. Che fare quindi? Bisogna avere il coraggio di usare la ricerca e l’innovazione come chiave di lettura e guida delle politiche di governo. Tutte le azioni, sia a livello di governo centrale che locale, dovrebbero puntare ad aumentare la crescita e la competitività del Paese attraverso un programma complessivo di sviluppo del capitale umano e di innovazione dei mercati, delle imprese, dei loro processi e dei loro prodotti. Bisogna avere il coraggio di allocare le risorse disponibili solo su quei fronti che possono garantire e sostenere questo processo di crescita. In primo luogo, come tutti i Paesi stanno facendo, sarebbe necessario investire nella scuola, nella ricerca e nella formazione avanzata. Indubbiamente, serve investire in infrastrutture materiali e soprattutto immateriali (pensiamo alle reti e alla banda larga), fattori abilitanti e decisivi. Così come servirebbero poche e semplici misure di sostegno alle imprese che vogliono innovare come, a esempio, un credito automatico per la ricerca e l’innovazione, e strumenti finanziari per mobilitare risorse economiche e favorire la patrimonializzazione delle imprese. Indubbiamente, è questo il momento di uno scatto in avanti, di scelte coraggiose che proiettino il Paese verso un reale cammino di crescita e di sviluppo. Non c’è più tempo, non possiamo aspettare, non abbiamo alternative. Dobbiamo agire e subito, mettendo in campo azioni decise che rilancino e sostengano le intelligenze e le energie che il Paese possiede. È questo il momento di scelte risolute. Se non ora, quando? |
