Patient Ecosystem: come innovare l'erogazione di servizi ai malati
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Grazie all’evoluzione di alcune tecnologie, come i sistemi indossabili e i terminali mobili con interfacce naturali, si sta passando dal concetto di servizi al concetto di rete di servizi integrati.
In particolare, l’innovazione nell’erogazione di servizi ai malati, soprattutto anziani, impone il passaggio da un sistema fisico “centralizzato”, l’ospedale, al cosiddetto “Patient Ecosystem”, una rete di servizi completamente delocalizzata e abilitata dalle nuove tecnologie mobili.

A fronte del progressivo invecchiamento della popolazione, le strutture sanitarie, in particolare quelle ospedaliere, devono “ripensare” i propri servizi in un’ottica nuova, in grado di rispondere alle esigenze di un numero crescente di pazienti che con l’avanzare dell’età sono affetti da cronicità e comorbidità (presenza di più patologie croniche), ma potenzialmente ancora attivi socialmente e con un’aspettativa di vita medio-lunga.
Questo fenomeno s’inserisce in un contesto caratterizzato dalla riduzione dei fondi pro capite del Sistema Sanitario Nazionale, con una conseguente deospedalizzazione precoce e una riduzione dei centri ospedalieri periferici.
Una delle soluzioni perseguite dalla Comunità Europea tramite numerosi bandi di ricerca è il miglioramento dei servizi e della tecnologia dell’Assisted Living, cioè della “cura a casa”, direttamente presso il domicilio del paziente, evitando possibilmente del tutto o riducendo al minimo il passaggio in strutture ospedaliere.
Lo sviluppo dei sistemi di Assisted Living rappresenta, tuttavia, solo uno degli aspetti evolutivi del sistema sanitario. S’inizia, infatti, a parlare di un cambiamento radicale a lungo termine dei modelli ospedalieri in direzione del cosiddetto “Patient Ecosystem”, ossia dell’evoluzione dell’ospedale da semplice luogo di cura a una rete di servizi erogati al malato, presso la sua abitazione, tramite differenti canali e nuove tecnologie.
Per raggiungere questo obiettivo, però, le tendenze evolutive del sistema sanitario debbono inserirsi in un contesto decisamente più ampio, caratterizzato da un netto rinnovamento della modalità di erogazione dei servizi: da servizi “al cittadino” a servizi erogati “presso il cittadino”. Caratteristica importante di questa trasformazione è l’adozione sempre più ampia di canali mobili per l’erogazione dei servizi. Questo primato del mondo mobile deriva dalla comodità di utilizzo, dall’ubiquità di accesso, ma soprattutto dalla recente introduzione di interfacce evolute e facilmente usabili da chiunque, le cosiddette Natural User Interfaces (1).
In generale, si può dire che “Moving to the Humans is the new wave”, facendo riferimento sia alle molte evoluzioni tecnologiche, la cui caratteristica comune è quella di porre l’utente “al centro” (sistemi indossabili, interfacce naturali ed emozionali, design per l’innovazione user-centered, ecc.), sia, soprattutto, al modo in cui gli stessi accedono ai servizi. In questo contesto, stanno assumendo particolare importanza le Body Sensor Network (BSN), ovvero reti di sensori indossabili in grado di rilevare i parametri fisiologici della persona per applicazioni sia in ambito sanitario che wellness.

Servizi vs ecosistemi: il “patient ecosystem”
Occorre innanzitutto operare un’importante distinzione fra i servizi e gli ecosistemi. Per ecosistema s’intende una rete di servizi integrati in grado di interagire fra loro per offrire all’utente un’unica visione, senza soluzione di continuità. Grazie all’evoluzione di alcune tecnologie chiave, come le Body Sensor Network, e alla nascita di una moderna metodologia di design, si è iniziato a comprendere la maggiore utilità dei singoli servizi, se offerti in modo integrato e all’interno di un ecosistema. Nell’ambito sanitario questa considerazione è particolarmente vera, poiché, prima che in altri contesti pubblici, ci si è resi conto della necessità di integrazione per offrire un servizio migliore al paziente. La particolarità dell’ambiente sanitario ha permesso di riconoscere anzitempo la centralità dell’utente rispetto ai servizi che gli ruotano attorno.
 
Fino a qualche anno fa gli ecosistemi in ambito sanitario erano intesi come racchiusi entro le mura ospedaliere. L’evoluzione attesa si basa invece sull’abbattimento di quest’ultimo attributo di luogo, a favore di una rete di servizi completamente delocalizzata. Idealmente, quindi, l’ospedale manterrà il suo ruolo tradizionale per le cure che non possono essere delocalizzate e sarà l’istituzione in cui viene mantenuta la competenza clinica e dalla quale eventualmente operano, da remoto, le specifiche professionalità mediche richieste.

Verso l’integrazione dei servizi: lo scenario “Elderly Care”
Uno scenario applicativo che evidenzia la tendenza evolutiva nell’erogazione dei servizi a favore di una rete sempre più integrata è rappresentato dalla cura da casa dell’anziano (Elderly Care), uno scenario analizzato nell’ambito del Progetto europeo WASP (Wirelessly Accessibile Sensor Populations), alla cui realizzazione ha contribuito attivamente CEFRIEL.
La visione a lungo termine del progetto prevede che il paziente possa accedere a un particolare servizio di monitoraggio dello stato di salute, con la peculiarità che questo nuovo servizio si integri con la rete di servizi già presenti (ad esempio se l’utente è già in possesso di sistemi di monitoraggio dei parametri fisiologici per applicazioni di wellness, oppure se ha già un servizio di telecontrollo della propria salute per altre patologie).
Con il progetto WASP, da una parte è la casa a diventare “intelligente”, in quanto dotata di sensori per il monitoraggio ambientale, posizionati in alcuni punti strategici (porte, letto, bagno, ecc.) e, dall’altra, è la persona stessa ad indossare dei sensori in grado di monitorarne i parametri biologici.
L’architettura tecnologica di questa nuova rete di sensori si basa su una Body Area Network (BAN) che registra, autonomamente, i diversi segnali inviati tramite palmare, cellulare o altro device indossato dal paziente ed elabora in maniera intelligente le informazioni relative al suo stato di salute ed alle sue abitudini di vita. Grazie per esempio a un dispositivo in miniatura, da indossare come un cerotto, in qualunque momento della giornata si possono rilevare, in base alle diverse patologie dei pazienti presi in esame, la traccia elettrocardiografica, la saturimetria per monitorare l’ossigeno nel sangue, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la temperatura corporea e la risposta galvanica della pelle, indice che riflette il contenuto idrico della pelle stessa, influenzato dall’attivita’ fisica e dagli stimoli emotivi.
In funzione della nuova ottica di “Patient Ecosystem”, il terminale mobile, o un dispositivo apposito, diventa il centro di coordinamento e smistamento verso l’erogatore del servizio (a esempio l’ospedale). Le reti di sensori indossabili registrano autonomamente i diversi segnali biologici dell’anziano e, una volta elaborati, tali segnali vengono inviati all’ente erogatore del servizio, che diventa un particolare tipo di competence center in grado di offrire il servizio di cura/assistenza on-demand.
 
La tecnologia wireless permette quindi di monitorare a domicilio, 24 ore su 24, i pazienti anziani, offrendo loro una maggiore sicurezza e la possibilità di proseguire le cure rimanendo nella propria casa, senza modificare in maniera incisiva le abitudini quotidiane. Ciò consente sia di ridurre le condizioni di isolamento e solitudine collegate al ricovero, aumentando l’autonomia e la fiducia in se stessi dei pazienti anziani, sia di ridurre il tasso di ospedalizzazione e le spese sanitarie generali. L’assistenza domiciliare remota, inoltre, favorisce la promozione di percorsi di auto-gestione della malattia, i cui risultati in termini di recupero e di mantenimento dello stato di salute sono confermati dalla comunità scientifica.

Il paziente al centro dell’innovazione tecnologica dei servizi
Il caso di studio Elderly Care sviluppato all’interno del Progetto WASP ha evidenziato l’importanza di porre l’utente “al centro” nella progettazione dei servizi. La Comunità Europea da qualche anno promuove la realizzazione e adozione di “servizi online” nei vari ambiti (e-health, e-government, e-learning, ecc.), ma vi è sempre stata mancanza di chiarezza nel tipo di accesso da usare (terminali mobili, PC da casa o altri personal device) e nella eccessiva eterogeneità delle interfacce, in genere caratterizzate anche da una scarsa ergonomia. Conseguentemente, ben pochi di questi servizi hanno superato le iniziali fasi di sperimentazione, arrivando a un reale utilizzo da parte degli utenti. Mancavano di fatto alcune tecnologie chiave che, aiutando a superare le barriere cognitive e culturali delle persone, rendessero questi servizi realmente fruibili da tutti. Il problema in sintesi è stato, da una parte, offrire un servizio ben definito e, dall’altra, adattare le modalità di interazione al contesto, rappresentato da tipo di utente, ambiente e cultura.
In questo scenario di riferimento, si possono individuare alcune tecnologie chiave che più di altre stanno aiutando a compiere questo cambio di prospettiva:
• Sistemi indossabili. I sistemi indossabili stanno diventando, non solo in ambito sanitario, ma anche in ambito wellness, particolarmente importanti per comprendere il contesto fisico dell’utente. Le applicazioni spaziano dall’assistenza sanitaria domestica fino all’interazione automatica con il proprio ambiente (si parla in questo caso di “home automation”, ovvero dispositivi ed interfacce che si adattano all’utente in modo automatico) (2).
• Natural User Interfaces e Natural Gestures. Da sempre gli utenti dei sistemi informatici hanno dovuto imparare a utilizzare le varie interfacce, alterando o adattando, di volta in volta, i propri processi cognitivi. Il ragionamento che sta dietro alle natural user interfaces, arricchite dall’utilizzo delle natural gestures, è invece l’opposto: il sistema informatico impara ad adattarsi al modo naturale di interazione proprio di ogni persona. Al momento, sul mercato si stanno affacciando le prime tecnologie ispirate alle natural gestures (i sistemi touch ad esempio), o alle natural user interfaces (si pensi ad esempio all’interfaccia del recente Windows 7 mobile). Altre però stanno facendo la loro comparsa sul mercato, anche grazie all’evoluzione dei sistemi indossabili (ad esempio le interfacce emozionali (3)).
Un interessante esempio dell’importanza di questi due elementi tecnologici è rappresentato dai Sistemi Ultramobile (4), una delle evoluzioni dei terminali mobili moderni. I sistemi ultramobile rappresentano una particolare forma di sistemi indossabili, trattandosi di terminali mobili pensati per essere, non soltanto potenti e flessibili, ma anche per poter essere sempre indossati dall’utente. Allo stesso tempo, questi terminali sono progettati per essere usati da chiunque con un impatto cognitivo minimo (ad esempio l’iPhone viene venduto addirittura senza manuale cartaceo) e facendo ampio uso di interfacce naturali e gesture (ad esempio inteso come riconoscimento di movimenti, posizioni e gesti volontari).

L’evoluzione dei sistemi indossabili: le Body Sensor Network
Le Body Sensors Network (BSN) (5) rappresentano una delle più interessanti innovazioni nell’ambito della tecnologia per il monitoraggio dei parametri biologici delle persone (utile sia nel caso di monitoraggio dello stato di salute che per finalità riguardanti il wellness). Una BSN, in sintesi, può essere definita come un insieme di sensori wireless, cioè senza fili, che dialogando fra loro formano una “rete di misura”, collocata sul corpo della persona. Ogni sensore misura infatti uno specifico parametro corporeo e tutti insieme misurano la condizione fisica generale della persona (6). Le BSN sono quindi sistemi biometrici (che misurano alcuni segnali biologici) indossabili senza fili ed estremamente flessibili. Le BSN nascono come specializzazione delle Wireless Sensors Network (WSN), dalle quali si differenziano perché i sensori misurano grandezze biologiche e sono applicati sul corpo.
Il principio generale sfruttato dalle BSN è il fatto che il corpo sia fonte di numerose informazioni, legate di volta in volta allo stato di salute della persona, oppure alle sue condizioni psicofisiche del momento (es. stress, disagio, oppure attività sportiva). Questo principio è ben noto e sfruttato da tempo dalla medicina (si pensi alla misurazione della febbre, che viene effettuata appoggiando alla pelle un termometro). Tuttavia, la misurazione dei parametri vitali con metodi tradizionali non è sempre agevole e, anzi, talvolta addirittura invasiva, generando difficoltà che rendono scomodo ripeterla troppo frequentemente, se non in condizioni di particolare gravità clinica.

Grazie allo sviluppo delle tecnologie di misurazione e alla miniaturizzazione elettronica delle BSN, è diventato possibile compiere queste misurazioni con continuità, durante la normale attività lavorativa, sportiva e, in generale, durante tutto l’arco della giornata. Le informazioni rilevabili si sono quindi moltiplicate anche in contesti non patologici, grazie alla possibilità di correlare i segnali biologici raccolti non solo a stati di malessere, ma anche a stati più sfuggenti e transitori, legati alla normale vita quotidiana. Alcuni esempi sono il riconoscimento, tramite la misura dei biosegnali, delle emozioni, degli stati di stress, del particolare stato della persona (movimento, corsa, caduta, ecc.) sia per applicazioni sanitarie che di wellness.

Il contributo del Design nell’innovazione dei servizi
Una menzione particolare merita, infine, il ruolo sempre più importante rivestito dal Design nell’innovazione dei servizi. Nel Commission Staff Working Document “Design as a driver of user centred innovation” (7) viene infatti analizzato in forma estremamente dettagliata il contributo del design all’innovazione e alla competitività. In tale senso è chiaramente descritto come il design assuma la valenza di “progetto culturale”, acquisendo un ruolo strategico per innovare i servizi al cittadino.
Ciò comporta però un cambiamento nella natura dell’innovazione necessaria, in quanto la sfera della tecnologia e dei servizi si fonde con quella dei significati e delle esperienze. Di fatto, se fino a poco tempo fa la relazione tra forma fisica e funzione tecnica ha dominato la teoria e la pratica del design, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da uno spostamento verso l’utente e, soprattutto verso la user experience, guidata da tre fattori importanti:
• Design, inteso come progettazione delle interazioni, con particolare attenzione a piacevolezza ed efficacia grafica e funzionale;
• Usability, in quanto riduzione dell’impatto cognitivo necessario per accedere al servizio, da cui consegue l’accettazione del prodotto da parte dell’utente;
• Adaptability, ovvero l’autoadattabilità dei servizi ai differenti contesti d’uso (mobile, sedentario, in velocità, in un contesto familiare o no, ecc.).
Il design diventa, quindi, il “collante” tramite il quale le differenti componenti si integrano per creare un servizio realmente utile ed utilizzabile.

Conclusioni
Grazie all’evoluzione di alcune tecnologie (sistemi indossabili, terminali mobili con interfacce naturali e nuovi approcci al design dei servizi), si sta passando dal concetto di servizi al concetto di rete di servizi integrati.
In particolare, l’innovazione nell’erogazione di servizi ai malati, soprattutto anziani, impone il passaggio da un sistema fisico “centralizzato”, l’ospedale, al cosiddetto “Patient Ecosystem”, una rete di servizi completamente delocalizzata e abilitata dalle nuove tecnologie mobili.
La centralità dell’utente all’interno di questo ecosistema è particolarmente importante in ambito sanitario, soprattutto in scenari di assistenza domestica. Il paziente deve essere in grado di utilizzare i nuovi servizi sanitari senza sforzi cognitivi o cambi di abitudini. Questa evoluzione rappresenta una grossa novità, in quanto i servizi possono realmente diventare pervasivi e facilmente fruibili ovunque da tutti, grazie all’usabilità delle applicazioni e alla naturalezza nell’interazione uomo-dispositivo.

Note
(1) Frumento E., La sicurezza mobile, in BELTEL, Febbraio 2009.
(2) Canina M. et al., IndossaME. Il design e le tecnologie indossabili, Franco Angeli, 2010.
(3) Si veda come esempio http://www.cefriel.it/index.php/en/innovati on/our-innolab-projects/455-mood-light.
(4) Da non confondere con gli UMPC, http://en.wikipedia.org/wiki/UMPC.
(5) In letteratura vengono anche chiamate Body Area Network (BAN).
(6) Yang G.Z., Body Sensor Networks, London, Springler-Verlag, 2006.
(7) Commission of the European Communities, Commission Staff Working Document Design as a driver of usercentred innovation, Brussels, 2009.

 

Patient Ecosystem: come innovare l'erogazione di servizi ai malati

di Enrico Frumento

pubblicato su Beltel di dicembre 2010

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