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Alfonso Fuggetta tratta dello sviluppo delle competenze e della creazione di nuovi modelli organizzativi e operativi in quanto problemi chiave che devono essere affrontati da un’impresa realmente interessata a sostenere processi di innovazione convincenti ed efficaci.
Di seguito il testo intergrale dell'articolo a firma di Alfonso Fuggetta.
L'innovazione non nasce per caso. Non si creano nuovi prodotti o servizi, non si introducono nuovi modelli di business o si incrementa la competitività solo sperando nella buona stella. Né l’innovazione si può semplicemente "comprare", come se fosse in vendita in un supermercato. Le storie di successo (e al contrario quelle d’insuccesso) di paesi e sistemi economici sul fronte dell'innovazione testimoniano il fatto che non ci si può affidare al caso e che l'innovazione non è una commodity da "comprare, montare e usare" come un attrezzo o un servizio standard.
Quali sono, quindi, gli snodi che devono essere affrontati per favorire e promuovere l’innovazione all’interno di un’impresa? Non è facile riassumere in poche righe sfide così complesse, ma certamente è possibile proporre alcune riflessioni e spunti di discussione.
Molte esperienze dimostrano che la principale e ineludibile sfida che un’azienda è chiamata ad affrontare è quella relativa allo sviluppo organizzativo e del capitale umano. Ancor prima, l’azienda deve affrontare un cambiamento sul piano culturale: innovare richiede un profondo ripensamento dell'impresa nel suo complesso, ripensamento che metta al centro del suo funzionamento la crescita, la voglia di rischiare e di investire, la capacità di abbandonare le certezze del passato per affrontare nuove sfide e nuovi territori.
Perché questi cambiamenti possano accadere, il primo aspetto sul quale è necessario concentrarsi è quello delle competenze e delle conoscenze delle persone, ciò che viene chiamato lo “sviluppo del capitale umano”. Spesso si parla di multidisciplinarietà e del bisogno di abbandonare una visione settoriale o specialistica nella creazione e sviluppo dei profili professionali: l’innovazione nasce dalla contaminazione, dall’incontro di culture e discipline diverse.
Sono senza dubbio requisiti importanti, ma non devono generare programmi di sviluppo delle professionalità che mirano a formare “tuttologi”. Multidisciplinarietà non vuol dire “conoscere un po’ di tutto in modo sufficiente”, ma saper integrare contributi forti e autorevoli in modo organico e strutturato. A questo proposito, una bella immagine per caratterizzare il profilo di una persona che opera in un’azienda innovativa è quella della “T-shaped person”. La “T” sta a rappresentare il fatto che una persona deve avere una sua fisionomia forte e distintiva (la gamba verticale della “T”) e, al tempo stesso, quell’insieme di competenze di base per interagire in modo costruttivo e consapevole con le altre professionalità presenti nel suo team e in azienda (il tratto orizzontale della “T”). La multidisciplinarietà vera nasce dall’incontro di persone e professionalità forti, che accettano di confrontarsi sapendo riconoscere e valorizzare i contributi e le ricchezze di ciascuno.
Un secondo aspetto cruciale è quello dei modelli di gestione e governance dell’impresa. L’innovazione è per sua natura caotica e poco pianificabile, e quindi richiede che l’azienda sia capace, con grande dinamismo e tempismo, di ripianificare le proprie attività, riorganizzare le proprie strutture, riallinearsi rispetto al cliente, cogliendo i bisogni latenti e molto spesso inespressi. Perché ciò possa avvenire, è vitale saper coniugare il “caos creativo” tipico dell’innovazione, con una gestione proattiva e intrinsecamente capace di mutare e riallineare obiettivi e processi in modo organico, finalizzato e controllato.
Questo modello di funzionamento può essere realizzato solo se un’azienda è capace di sviluppare strumenti di supporto adeguati: una struttura di comunicazione pervasiva, un’unica sorgente di informazioni alla quale tutte le funzioni aziendali devono poter accedere, una serie di applicazioni in grado di alimentare, valorizzare e utilizzare tutte le basi di conoscenza aziendali, una molteplicità di dispositivi e interfacce per accedere facilmente e in modo mirato a tutti i dati e le informazioni presenti in azienda. In generale, un’impresa può accettare la sfida dell’innovazione se è in grado di cambiare e mutare rapidamente le proprie attività senza perdere il controllo delle operazioni e dell’andamento economico-finanziario.
Riassumendo, sviluppo delle competenze e creazione di nuovi modelli organizzativi e operativi sono due dei problemi chiave che devono essere affrontati da un’impresa che voglia realmente sostenere processi di innovazione convincenti ed efficaci. È solo attraverso un ripensamento profondo e convinto di questi temi che un’azienda sarà realmente capace di promuovere l’innovazione nei propri processi, prodotti e servizi. Ma tutto ciò potrà concretizzarsi e produrre gli effetti sperati solo se tutta l’impresa, a cominciare dal suo vertice, sarà capace di andare oltre i luoghi comuni e le semplificazioni troppo spesso associate all’innovazione “che si compra”, riuscendo invece a cogliere le sfide e le opportunità che nascono da un profondo ripensamento della sua stessa natura e missione.
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