Alfonso Fuggetta commenta il trasferimento all’estero dei giovani laureati italiani e cerca di indagarne la causa individuandola nella scarsa attrattività e competitività dell’Italia.
Una percentuale sempre più significativa di giovani laureati del nostro paese si trasferisce all'estero al termine del proprio percorso di studi. Alcuni di questi giovani desiderano completare la propria formazione con un titolo acquisito in una università straniera. Altri desiderano andare all'estero per fare esperienze professionali in un contesto internazionale e per entrare in contatto con mercati e società emergenti. Per altri ancora, infine, si tratta di una scelta determinata dalla mancanza di opportunità in linea con le loro aspettative e competenze.
Indubbiamente, è positivo che molti giovani scelgano di recarsi all'estero: l'esperienza internazionale arricchisce il loro bagaglio culturale e professionale, esponendoli alla sfide e ai cambiamenti di un mondo sempre più globalizzato. Peraltro, ci si potrebbe chiedere se il fatto che molti giovani decidano di lasciare l'Italia rappresenti il segno di un paese dinamico e internazionalizzato, oppure testimoni di un progressivo indebolimento del nostro tessuto sociale e economico.
Diversi commentatori ritengono che questa fuga impoverisca il nostro paese e sia pertanto da contrastare: investiamo risorse per formare persone che al termine dei loro studi utilizzano le loro competenze in aziende e paesi che spesso sono nostri stessi concorrenti. Per affrontare questo problema, le istituzioni dovrebbero impegnarsi per ridurre la fuoriuscita dei cervelli e far ritornare quelli che sono già "in fuga". Nel recente passato, questi obiettivi sono stati perseguiti con una serie di iniziative che non pare abbiano prodotto risultati significativi. La gran parte dei nostri ricercatori "in fuga" è rimasta all'estero. Altri sono tornati, ma spesso non hanno trovato un contesto realmente accogliente e capace di sostenere in modo adeguato la loro attività di ricerca.
Questa manifesta incapacità di attirare e accogliere i nostri cervelli in fuga è il sintomo di un problema ben più ampio: un paese competitivo e dinamico non teme "la fuga dei cervelli" perché compensa tali uscite con un analogo se non maggiore flusso di "cervelli" in ingresso. Il punto critico è quindi se l'Italia sia o meno un paese attrattivo per "cervelli", ovunque essi siano localizzati: dobbiamo mestamente ammettere che la risposta è sostanzialmente negativa.
Quando un paese è attrattivo? I fattori che determinano l'attrattività di un paese sono molteplici e articolati: certezza del diritto; sistemi educativi efficienti e di qualità; incentivi per i meritevoli; risorse per investimenti, ricerca e innovazione; infrastrutture e servizi d'avanguardia; efficienza e trasparenza della PA; competizione e meritocrazia; attenzione ai giovani e al capitale umano; una visione del sistema paese orientata all'innovazione e allo sviluppo. Non è difficile constatare che su tutti questi fronti l'Italia arranca o, in qualche caso, arretra.
Un elemento emblematico di questa scarsa attrattività è un mercato del lavoro depresso che mortifica i nostri giovani, specialmente quelli più qualificati, spingendoli sempre più spesso a ricercare all'estero le opportunità professionali che nel nostro paese risultano difficili da perseguire. Purtroppo, troppo spesso le aziende italiane non investono nei giovani, anteponendo obiettivi di puro contenimento dei costi alla costruzione e valorizzazione di un capitale umano di qualità. Ancor più grave, troppo spesso confondono una necessaria flessibilità del mercato del lavoro con la precarietà e una permanente incertezza, innescando in questo modo una spirale perversa che disorienta e demotiva i giovani.
Il mercato del lavoro è solo uno dei problemi da risolvere per rendere il nostro paese più attrattivo e competitivo. Il paese deve essere capace di attrarre energie, talenti, capitali, imprese esistenti e nascenti. Sono queste le vere e sostanziali opportunità di crescita per i giovani e per la società e l'economia nel loro complesso. È pertanto vitale che la politica adotti una visione organica e lungimirante che colga in modo convincente l’insieme delle questioni sul tappeto. Rendere il paese attrattivo non è il problema contingente di una singola generazione: è la questione cruciale che deve attirare l'attenzione e le energie di tutti coloro che vogliono costruire un futuro di prosperità e di serenità per il nostro paese.